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UN'IMPRESA FATTA CON IL CUORE

  • Immagine del redattore: Asia Scotti
    Asia Scotti
  • 14 gen
  • Tempo di lettura: 4 min

La storia, la missione e il sogno della Fondazione Anna Mattioli


Nell’ottobre del 1915 nasce a Parma Vittorio Mattioli, in una famiglia profondamente legata a una delle eccellenze del territorio: il Parmigiano Reggiano. Il padre Archimede era infatti assaggiatore e mediatore di questo formaggio simbolo della tradizione locale.

Fin da giovane, Vittorio dimostra spirito imprenditoriale fondando una propria azienda di trasporti, inizialmente attiva sulle tratte Parma - Milano e Parma - Bologna. Dopo l’apertura del primo magazzino in via Trento a Parma, sede della società Mattioli Bellicchi, l’attività si espande rapidamente: la sede viene trasferita prima in viale Fratti e successivamente, con la crescita degli affari, in via Mantova, all’interno di uno stabilimento inaugurato nel 1973. Quest’ultimo rappresenta un esempio di assoluta eccellenza e modernità per l’epoca, tra i primi edifici cittadini realizzati con una struttura mista in cemento armato e prefabbricato.

Nel tempo, quella sede diventa il cuore operativo di una delle aziende di trasporti e logistica più rinomate del Nord Italia, costruita non solo sul lavoro, ma sul senso di appartenenza:

tutti erano orgogliosi di far parte della squadra della famiglia Mattioli.

Quasi cinquant’anni dopo, Anna Mattioli, figlia di Vittorio, che per lungo tempo si era occupata degli affari di famiglia, decide di dare continuità a quell’eredità valoriale istituendo una Fondazione, con l’intento di restituire al territorio quanto da esso ricevuto.


La Fondazione


La Fondazione Anna Mattioli è un’organizzazione non profit del Terzo Settore che si propone come veicolo di innovazione sociale. Il suo obiettivo è attrarre e generare risorse economiche per sostenere progetti ispirati alle finalità statutarie, con particolare attenzione ai bambini e ai ragazzi in situazioni di fragilità e alle loro famiglie.

La Fondazione si pone come obiettivo strategico la promozione e la facilitazione del benessere sociale, affrontando le esigenze legate alla cura dei bambini e individuando soluzioni efficaci e concrete per rispondere a bisogni specifici.

Le attività si sviluppano attraverso la collaborazione con scuole, associazioni ed enti del territorio che operano nei settori dell’assistenza umanitaria e sociosanitaria. La Fondazione sostiene programmi di educazione e formazione, percorsi di play e pet therapy e mette a disposizione unità abitative temporanee per famiglie fragili con figli minori, sia in città che nella provincia di Parma.


La Fondazione Anna Mattioli programma e sostiene progetti che integrano i percorsi di cura tradizionali per bambini e ragazzi, favorendo una crescita sana e tutelando le fasce sociali più vulnerabili.

Ripensare l’approccio alla cura dei bambini significa considerare il sistema complesso che li circonda: famiglia, educatori, operatori, comunità. In questo contesto, attività ludiche, ricreative e di autoconoscenza diventano strumenti fondamentali per rendere ogni vita preziosa, dignitosa e bella da vivere.


Tra i principali progetti:



L'anima di Anna


Anna era una persona rara, di quelle che sanno accogliere senza chiedere nulla in cambio.Generosa, energica, accogliente, entusiasta e schietta, era insieme creativa e pragmatica, veloce e intuitiva, intelligente e profondamente sensibile. Allegra e malinconica, ribelle e vitale, ironica, volitiva, determinata e a tratti irriverente, sapeva essere fragile e fortissima allo stesso tempo. Imprevedibile, stupefacente, indefinibile: unica.

Viveva ogni giorno con intensità e curiosità, trasformando la quotidianità in una piccola favola. Aveva uno sguardo capace di andare oltre le apparenze, di riconoscere la bellezza nelle differenze e di rendere speciale anche ciò che sembrava ordinario. Così nascevano i mondi di Babbo Nano e di Villa Anna, luoghi reali e immaginari insieme, dove tutto diventava possibile.

Amava le persone senza pregiudizi e intorno a sé aveva costruito la sua “iperfamily”: una famiglia allargata fatta di amici, incontri inattesi, storie condivise e legami autentici. Con la stessa naturalezza passava dalle coppe di cristallo ai bicchieri di plastica, dalla barca a vela ai gonfiabili colorati, rendendo ogni momento un’occasione di gioia e condivisione. Anche l’aria condizionata, spesso “a livello artico”, diventava parte del suo modo inconfondibile di abitare gli spazi.

Il suo amore per gli animali era viscerale, soprattutto per i cani. Con loro condivideva giochi in acqua, tuffi e risate, la mitica palla “Maradona” e le chiacchiere da comari delle sue bimbe e delle loro amichette. Li accoglieva, li curava e li rendeva parte della sua vita quotidiana, in un legame fatto di fiducia, presenza e silenzi condivisi.

Amava i bambini profondamente, in particolare quelli più fragili. In loro riconosceva qualcosa di sé: la forza e la timidezza, l’allegria e la malinconia, la serietà e il piacere delle marachelle. Anna sapeva ascoltare, prendersi cura, stare accanto. Anche quando la malattia è entrata nella sua vita, non ha mai perso la voglia di vivere né quella di aiutare gli altri, continuando a diffondere energia, leggerezza e speranza.

La sua vita era costellata di piccoli aneddoti che raccontano chi era davvero: l’odio per la parmigiana diventato amore dopo aver assaggiato quella di mamma Pina, la distrazione alla guida, le partenze per le vacanze con l’auto stracarica di ogni cosa, compresa l’affettatrice, il pentolone del brodo sempre pronto per le lunghe serate d’inverno, la festa delle parrucche, le collane di perline “fatte a caso”, il gusto per le marachelle.



Autoritratto di Anna all'età di 7 anni
Autoritratto di Anna all'età di 7 anni





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